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Fu così che si cominciò a far l'abitudine a veder maturare anche ai piedi del Baldo questo insolito frutto d'origine asiatica. ovoidale, una buccia tra il marron e il verdognolo ricoperta da una fitta peluria cortissima, una polpa d'un verde brillante con tanti semini neri dappertutto ed una parte centrale biancastra, un sapore talvolta acidulo, altre volte, quando il frutto è del tutto maturo, dolcissimo: è questo il kiwi orientale accasatosi favorevolmente fra la vallata atesina e la riviera gardesana. L'actinidia è una specie che proviene dall'Asia. 0 meglio, si dice sia originaria di certi tratti della valle dello Yangtze Kiang, in Cina, il fiume più lungo di tutto il continente asiatico coi suoi cinquemilaottocento chilometri. Lì l'actinidia ci crescerebbe allo stato spontaneo. Si racconta che questa specie sia stata catalogata per la prima volta da un botanico cinese cinquecento anni fa. Ma l'actinidia restò un segreto tutto cinese sino quasi alla metà dell'Ottocento, quando un esploratore occidentale s'imbatté in queste bizzarre piante da frutto. La scoperta rimase comunque relegata sulle carte per una sessantina d'anni, fino a quando un tal Allison non provò a portare in Nuova Zelanda dei semi d'actinidia. Le piante attecchirono e diedero frutti. Una decina d'anni dopo si passava già a qualche tentativo di selezione. Solo verso la metà del Novecento la Nuova Zelanda poteva dirsi però a tutti gli effetti produttrice su buona scala di questi kiwi fruits d'origine cinese. Fu grosso modo negli stessi anni che un'azienda florovivaistica siciliana inserì nel proprio catalogo, probabilmente giusto a titolo di trovata originale, l'actinidia. Ma la proposta non venne recepita dai coltivatori. Negli anni Sessanta il kiwi conquistò gli Stati Uniti. Si tentarono anche primi decisi approcci con il clima italiano, dalle parti del lago Maggiore. Subito dopo in Francia si provò a percorrere la via degli impianti d'actinidia. Agli inizi degli anni Settanta anche il mondo agricolo italiano sembrò scoprire definitivamente l'actinidia ed i suoi frutti esotici. Si realizzarono impianti soprattutto nel Triveneto ed in Italia centrale. L'area baldense-gardesana fu subito all'avanguardia: fiorirono coltivazioni di kiwi, favorite dal clima mite della zona. Ma questa è, tutto sommato, storia soltanto dell'altro ieri. Sta di fatto che i coltivatori di quella fetta di territorio che sta fra la Vallagarina, il Baldo ed il Benaco hanno offerto sempre nuovi spazi produttivi ai filari d'actinidia, portando la produzione ad ottimi livelli sia qualitativi che quantitativi. Del resto la collocazione geografica è ottimale. I manuali della coltivazione dell'actinidia insegnano infatti che le aree preferibili sono quelle vicine ai laghi o ai corsi d'acqua, perché la pianta ha bisogno d'una umidità relativa dell'atmosfera abbastanza elevata. Per le temperature, poi, basta che non ci siano inverni troppo rigidi e gelate primaverili. Anche se le regioni d'origine non vedono mai il termometro scendere sotto lo zero, l'actinidia ha dimostrato di poter sopportare in pieno inverno anche temperature che s'aggirano a quota meno dieci. L'importante, dicevamo, è che non geli in primavera, quando la pianta sta mettendo le gemme, oppure nel periodo della raccolta, perché allora si compromettono qualità e possibilità di conservazione dei frutti. Per il resto luce, protezione dai raggi violenti dei sole (magari con delle reti che facciano anche da scudo alla grandine) e buona irrigazione sono i toccasana consigliati. Accompagnati, ovviamente, da tutta una serie d'altri accorgimenti che i coltivatori baldensi hanno mostrato di conoscere perfettamente. Anche per i kiwi, naturalmente, c'è l'intenditore raffinato che non s'accontenta della prima offerta e va a distinguere fra i frutti della varietà Monty, una delle più produttive, e quelli dei tipo Allison, dalla peluria più rada, fra la Greensill e la Bruno, fra la Hayward, che si conserva bene in frigorifero, e la Abbott che arriva per prima sui mercati d'ottobre. Il coltivatore, poi, sa distinguere le varietà di piante maschili, impollinatrici, e quelle femminili, che danno i frutti. Al comune consumatore invece preme che il prodotto sia gustoso, perfettamente sano, capace di buona durata, in grado d'esser protagonista d'una dolce merenda o d'una perfetta conclusione d'un pranzo, magari accompagnato in macedonia con altri frutti esotici. E soprattutto apprezza l'ottima percentuale di vitamina C contenuta nei kiwi: una sorta di piacevole serbatoio di risorse contro i raffreddori della stagione fredda. E’ un ospite, dicevamo, arrivato di recente sul territorio ai piedi del monte Baldo, questo kiwi saporito ed esotico. Bene accolto, ha dimostrato presto di gradire particolarmente le cure e le attenzioni dei produttori locali. Agli artisti della ristorazione e della pasticceria spetta adesso il compito di farne uno dei gioielli della cucina baldense. Per le edizioni veronesi de “La casa verde” è stato pubblicato un interessante volumetto sulle procedure colturali del kiwi: “L'actinidia: tecniche di coltivazione” (1988) di Giorgio Bonfante. Introdotto in Italia, e quindi anche nel territorio montebaldino, pochissimi anni orsono, l'esotico kiwi naturalmente non può contare su di una utilizzazione "tipica" nei panorama gastronomico baldense. Crostata di kiwi Un dolce a base di kiwi che, in parecchie varianti, è disponibile in genere presso le aziende della pasticceria. INGREDIENTI: 0,5 kg di kiwi; 3 hg di farina bianca; 1,5 hg di burro; 1 hg di zucchero; 3 uova; 1 limone; una bustina di vaniglia; grappa; crema pasticcera; frutta (fragole, pere o banane); sale. Nella farina disposta a fontanella sistemate il burro ammorbidito, 2 uova intere ed un tuorlo, la buccia grattugiata di un limone, la vaniglia, lo zucchero ed un pizzico di sale. Impastate energicamente. L'impasto va lasciato riposare per mezz'ora avvolto in un panno prima di introdurlo nella tortiera già preparata nel frattempo ungendola col burro e spolverandola con la farina bianca. Introducete in forno caldo e lasciate cuocere per 45 minuti. Lasciate raffreddare la torta. Spalmate quindi la crema pasticcera (per la ricetta basta consultare un qualsiasi libro di cucina) e disponete i kiwi tutt'intorno, guarnendo con altra frutta.

Quegli Esotici filari baldensi dell' Actinidia                  Angelo Peretti   

Chi non era a conoscenza delle ultime novità colturali nel mondo della frutticoltura e delle nuove vie tentate dall'agricoltura, probabilmente si chiedeva, agli inizi degli anni Settanta, che razza di piante fossero mai quelle simili a vigne che taluni andavano coltivando in certi filari dalle parti della Valdadige e del Garda, in mezzo o a margine dei vigneti tradizionali. Poi si scoprì che quelle erano piante che producevano un frutto da poco apparso sul mercato nazionale: qualcuno lo chiamava actinidia, ma era un nome difficile, altri lo definivano col termine esotico di kiwi.

 

                
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