se non celtica. La fiducia che si aveva nei guaritori era incondizionata e cio, talvolta, era indispensabile per la guarigione, specie nei casi di malattie psicosomatiche, quando l'affezione patologica era dovuta ad un "male dell'animo" e ad angosce, che il "mago" assumeva su di se, tramite, ad esempio, la "segnatura" o la tecnica dei "grop". La farmacopea popolare, pero, era dominata dai "semplici", le erbe officinali, impiegate sotto varie forme, dalla tisana al decotto, dal cataplasma all'unguento e al macerato. Ogni fascia vegetazionale aveva le sue erbe, dal lago alle creste del Baldo. Per i disturbi della pressione c'erano, abbondantissime sulle rive del Garda, le foglie dell'olivo, somministrate crude assieme ad acqua e seguendo un rituale particolare, volto ad accrescere l'efficacia della cura. I bulbi dei ciclamini, che si rinvengono numerosi fra gli sterpi dell'ostrieto e della faggeta, servivano come base di un unguento - sempre con olio d'oliva - ritenuto miracoloso nella cura delle emorroidi. Le foglie di questa piantina, come pure quelle della rosa canina e del rovo e della piantaggine, erano spesso impiegate per suppurare grossi foruncoli e ferite, nella speranza di prevenire la temuta cancrena, per combattere le quale ricorrevano anche agli scorpioni fatti macerare nell'olio. I porri, ormai, non ci impensieriscono piu di tanto; un tempo, pero, erano visti come qualcosa di abnorme, se non diabolico. La terapia, quindi, risiedeva in pratiche magiche che richiamano la trasplantazione, gia nota agli antichi Romani, con la quale la verruca veniva trasmessa a oggetti facilmente deperibili o ad altre persone piu incaute, con il ricorso a tecniche specifiche! Altrimenti, si ricorreva alla "segnatura" o al lattice leggermente caustico di alcune erbe come l'euforbia e la celidonia. Quest'ultima era pure la base di un famoso unguento - l'ónt de serogna -, impiegato nella cura di molte malattie e che godeva di una forte reputazione soprattutto nella zona fra Torri del Benaco e S. Zeno di Montagna. Il sambuco era consigliato per la cura degli orecchioni, dopo che le sue foglie erano state opportunamente infarinate, perché non irritassero la pelle. Per le otiti, invece, ricorrevano al melograno. Questo frutto veniva tagliato a meta e svuotato per bene; quindi, in questa specie di contenitore si poneva un po' di olio d'oliva che veniva riscaldato a fuoco lento tra le braci del focolare; con questo unguento, poi, si imbeveva una pallottolina di cotone che veniva sistemata nell'orecchio dolorante. Una fogliolina di salvia costituiva certamente il dentifricio piu usato, mentre i semi del giusquiamo, con il loro forte potere analgesico lenivano i dolori causati dalla carie dentaria, ma potevano pure spedire al Creatore il malaccorto che li avesse malauguratamente ingeriti. Quando si sentivano depressi facevano largo uso dei cinorroidi della rosa canina, oppure di "manna", ottenuta incidendo la corteccia dell'orniello. Tutti i fiori raccolti la mattina del 24 giugno, giorno di S. Giovanni Battista, erano ritenuti carichi di principi attivi, soprattutto se bagnati dalla rugiada della notte, la quale era pure raccolta, servendosi di spugne o stracci, per la cura di molti acciacchi. In questo giorno, pero, si raccoglieva soprattutto l'iperico, con il cui unguento cercavano di alleviare i dolori, di qualsiasi natura essi fossero. Una delle malattie da raffreddamento piu fastidiose, la tosse, la calmavano bevendo al mattino, a digiuno, il liquido che si ottiene mettendo in un vaso di vetro alcune pigne di pino mugo assieme a zucchero e dopo averlo lasciato esposto ai raggi del sole per almeno un mese. Con i residui del fieno gettati in una bacinella di acqua bollente si facevano i suffumigi, respirando il vapore che saliva dal recipiente e avendo cura di non disperderlo tenendo un asciugamano sul capo. La notissima genziana, ancora usata come digestivo e aperitivo, dai nostri nonni era impiegata come febbrifugo, assieme al "menego maistro", l'assenzio, prima che dalle parti del Baldo facesse la sua comparsa il chinino. Fra i sistemi di cura di un tempo, le "acque", cioe gli infusi e i decotti, rivestivano un'importanza straordinaria: con esse si curavano le piu svariate malattie, specie della terza eta, e percio si impiegavano diverse qualita di erbe, dalla malva al tarassaco, dalla gramigna alla ruta.
Nella cura delle cosiddette "malattie delle donne", un posto preminente aveva l'amarella, usata soprattutto come rinfrescante di tutto l'apparato genitale femminile; l'infuso di prezzemolo, invece, era consigliato per bloccare la produzione di latte da parte della madre. E, per finire, non dimentichiamo il comunissimo aglio, largamente impiegato, oltre che nelle malattie renali, anche per combattere la verminosi dei bambini, alternato, soprattutto sulle rive del lago, con l'unguento ottenuto dalle bacche di alloro.
Risotto con le ortiche Un piatto tradizionale con un'erba-verdura spesso ignorata. INGREDIENTI: 3 hg di ortiche; 4 hg di riso; cipolla; brodo; burro; olio; vino rosso; sale. Raccogliete due belle manciate delle parti piu tenere delle ortiche. Ponetele in acqua fredda leggermente salata e fatele lessare per 5 minuti. Fate soffriggere in olio e burro un quarto di cipolla tagliuzzata. Aggiungete il riso e fate insaporire. Versate le ortiche lessate e bagnate con il vino (un bicchiere). Quando il vino e completamente evaporato aggiungete poco per volta il brodo che avrete preparato in precedenza.
Grappa con bacche di ginepro Un liquore medicinale da usare con moderazione. INGREDIENTI: 1 litro di grappa bianca; 40 bacche di ginepro mature; zucchero. Raccogliete una quarantina di bacche di ginepro mature. Ponetele ad asciugare su di un foglio di carta per un paio di giorni. Pestate leggermente le bacche e versatele in una bottiglia di grappa insieme a due cucchiai di zucchero (la dose dello zucchero puo variare a seconda dei gusti). Tappatela bottiglia e lasciate macerare al buio per 40 giorni. Quindi filtrate e lasciate a riposare ancora per un paio di mesi.
Che il Monte Baldo fosse una riserva quasi inesauribile di piante officinali, i boscaioli e i malghesi di questo massiccio montuoso se n'erano accorti molto prima del Calzolari e del Pona. Le varie erbe erano raccolte con cura nella loro stagione piu propizia, impiegate entro breve tempo o fatte essiccare all'ombra, pronte per quando se ne presentasse la necessita. Spesso queste erbe erano associate a pratiche di natura magica, soprattutto quando le malattie erano gravi e non si sapeva piu cosa fare: magia spesso mascherata con forme cristiane e le cui origini non di rado affondano nell'antichita romana,
