Queste hanno una struttura architettonica tutta particolare, tipica della zona gardesana. La serra veniva chiusa lateralmente e a nord, sul lato più lungo, da un'alta e massiccia muraglia in pietra e malta di calce, alta fino a 8 metri, e tutto ciò allo scopo di proteggere le piante di limoni dai venti freddi. Paralleli al lato maggiore si innalzavano snelli e alti pilastri, anch'essi in pietrame e calce, spesso in duplice o triplice fila. Questi sorreggevano la travatura, formata da grossi puntoni di castagno, detti "sparadòss", sui quali venivano fissate travi più piccole, i "cantér"; ogni pilastro era collegato agli altri due contigui con 3 o 4 travi d'abete, chiamate "filaröle". Tutte queste travi erano provviste di una serie di chiodi ad occhiello che servivano per fissare le assi della copertura e le tavole a vetri sulla fronte solare della serra. La limonaia ospitava soprattutto piante di limoni, ma non mancavano i cedri e gli aranci, i cosiddetti "portegàj", coltivati questi ultimi soprattutto per uso familiare. La spiccanda, cioè la raccolta, era fatta con scale a pioli, due o anche più volte all'anno, nel periodo tra maggio e settembre: una pianta, mediamente, poteva produrre fino a 5-600 limoni annui. Una volta spiccati, i limoni erano suddivisi secondo la loro grossezza, utilizzando appositi anelli di diverso diametro per farli passare; quindi erano incartocciati e disposti con cura in casse di legno, pronti per prendere le vie del Nord Europa. Il declino dell'agrumicoltura gardesana iniziò quando i mezzi di trasporto veloci dirottarono i compratori verso il sud dell'Italia, dove i prezzi erano decisamente inferiori; questo declino, però, era stato "preparato" da annate particolarmente fredde che avevano causato la morte di molte piante, oltre che dal diffondersi, nel secolo scorso, della malattia della gommosi. Inoltre, durante la prima guerra mondiale le assi delle serre vennero largamente impiegate dai soldati delle vicine trincee per la costruzione di baraccamenti o come legna da ardere… Gli agrumi, come è noto, non sopportano le basse temperature, perciò verso la fine di novembre - secondo la tradizione a S. Caterina, il 25 - le serre venivano chiuse in alto con lunghe assi di abete per permettere una certa areazione, e sulla fronte solare con finestre a vetri per la luce. Terminata la chiusura, i giardinieri provvedevano a tappare ogni fessura con fieno o muschio: "i stupinava", servendosi di un apposito ferro con manico di legno. Un tempo come termometro facevano ricorso a scodelle di terracotta con dentro un po' d'acqua: quando questa gelava era ora di accendere dei fuochi per intiepidire l'aria della limonaia. Tutte queste cure però non sono state sufficienti a salvare due serre che, fino all'inverno glaciale del 1985, erano ancora perfettamente funzionanti a Torri. In primavera, solitamente in marzo o in aprile, a seconda dell'annata, le serre venivano gradualmente riaperte. Altre operazioni necessarie per il buon esito del raccolto erano la concimazione, la vangatura e la potatura; le piante poi erano irrigate con l'aiuto di due assi unite che convogliavano alla base della pianta l'acqua proveniente da una cisterna tramite una canaletta in tufo. I proprietari delle serre solitamente erano ricchi possidenti, per il fatto che la loro costruzione comportava ingenti spese, mentre i "giardinieri" più rinomati erano della sponda bresciana. Molti di questi emigrarono sulla riva veronese portandovi i segreti della coltivazione dei limoni; dalla sponda bresciana spesso arrivava, su grossi barconi, anche la terra particolarmente lavorata di cui i limoni necessitano. Tra le caratteristiche del limone gardesano basti ricordare, con il Bettoni, "l’acidezza, l'aromatica fragranza del succo e della corteccia e il suo durar fresco più a lungo di ogni altro"; ancora adesso i nostri frutti sono ricercati per l'assenza, o quasi, su essi di conservanti.
Attualmente sulla costa veronese del Garda, a parte la piccola serra di S. Vigilio, è ancora funzionante e visitabile la serra del Castello di Torri, di proprietà comunale. Essa fa parte integrante del Museo omonimo, di cui costituisce una delle sezioni più interessanti soprattutto per l'unicità, ed ospita ancora una cinquantina di piante di agrumi, molte delle quali superano il secolo di età ed arrivano a quasi 8 metri di altezza. Questo "giardino" venne eretto nel 1700, dopo che fu abbattuta la seconda cinta muraria del Castello scaligero e interrato il fossato. Delle altre serre che caratterizzavano la parte pianeggiante del territorio di Torri purtroppo sono rimasti solo le muraglie e parte dei pilastri, spesso abbassati, a testimoniare un'economia oggi non più vitale, ma che un tempo, non troppo remoto, produceva ricchezza per molti abitanti del borgo lacustre. L'ultima grande serra di limoni (limonara) della riviera veronese del lago di Garda è presente a Torri del Benaco, a ridosso del castello scaligero. Un'idea dettagliata dell'agrumicoltura gardesana si ha dalla lettura del volume "I limoni a Limone sul Garda" (1985) di Domenico Fa va. Un interessante censimento fotografico delle "limonare", i maestosi "giardini" di limoni del lago di Garda, è stato eseguito, prima della gelata del 1985, dal Gruppo Fotoamatori Limone sul Garda, che ha realizzato numerose mostre sull'argomento dell'agrumicoltura benacense.

Secondo la tradizione, gli agrumi vennero introdotti sul lago di Garda dai frati francescani nel XIII secolo. Le prime serre sorsero sulla sponda bresciana, soprattutto nei comuni di Maderno e di Gargnano, favoriti da una maggiore insolazione; una delle prime limonaie sorse, a quanto tramandano, sull'isola del Garda. Le serre, o "giardini", com'erano chiamate, forse per le attenzioni che erano loro dedicate, ebbero nel XVIII secolo un forte impulso anche sull'Alto Lago Veronese, soprattutto per le migliorate condizioni climatiche seguite alla "piccola glaciazione" dei secoli precedenti. Il principale centro agrumicolo della sponda veronese fu Torri del Benaco, che nel giro di pochi decenni vide cambiare l'aspetto della sua campagna a ridosso delle mura, in seguito alla costruzione di numerose limonaie.