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Miele del Baldo, una Montagna di dolcezza    Angelo Peretti

La bella stagione, i fiori che sbocciano e ricamano mille macchie colorate, le farfalle che svolazzano nei prati, le api operose che passano di corolla in corolla. E’ una sorta di luogo comune, d'immagine ricorrente nella quale ognuno si riconosce. Un'immagine comunque quanto mai reale nell'area del monte Baldo, da secoli famoso come "giardino botanico d'Italia" o addirittura "d'Europa". In un simile paradiso di varietà floreali le api hanno il loro bel da fare a correre di fiore in fiore a trasportar polline.

E’ un lavoro continuo che affascina l'ecologo, il romantico, ma anche il gastronomo, visto che da tanto faticoso peregrinare l'inarrestabile ape crea i presupposti per la nascita d'un prodotto delizioso e sanissimo: il miele. Ad adoperare il miele l'uomo l'ha imparato millenni fa. Ci sono graffiti preistorici in terra spagnola nei quali sembra siano raffigurati certi antichi progenitori alla caccia di favi ricolmi. Nell'Egitto dei faraoni di miele se ne adoperava in abbondanza: pare se ne siano trovati vasi persino nelle piramidi. Nella Grecia antica il miele era il cibo degli dei, addirittura. Si dice che gente del calibro di Ippocrate e di Pitagora esortassero i loro discepoli a mangiar miele. Nella Roma imperiale non c'era casa che non avesse miele. Lo si adoperava come dolcificante, come conservante per la frutta che vi veniva immersa, come dessert aromatizzato coi semi di papavero, oppure come correttivo (insieme col pepe) dei vini meno riusciti. Col miele e il vino buono si preparava invece il mulsum: una parte di miele e quattro di vino novello. Una bevanda leggendaria dell'antichità era poi l'idromele: miele fatto fermentare nell'acqua. Dapprima s'adoperava il miele amarognolo delle api selvatiche. Poi anche la tecnica dell'apicoltore venne perfezionata. S'incominciarono ad affinare i gusti, prediligendo comunque i tipi di miele più dolci. E dopo Roma ancora miele nella civiltà europea. Si racconta che Carlo Magno avesse ordinato che in ogni podere vi fosse almeno un apicoltore. Poi arrivò, con la scoperta delle Americhe, anche lo zucchero di canna. Infine ecco lo zucchero di barbabietola ed il destino del miele, storico dolcificante, sembrò segnato. Oggi questo prezioso miele pare esser tornato finalmente alla ribalta, con la riscoperta dei cibi naturali. Per definizione il miele è quel prodotto che viene dalla trasformazione del nettare dei fiori o della melata (i succhi zuccherini presenti in certe foglie o in determinati alberi) ad opera delle api. E’ composto da acqua, zuccheri semplici, enzimi, vitamine, sali minerali e sostanze ormonali. Un prodotto complesso, vivo. Molte le varietà presenti sul mercato. Le più comuni sono quelle che vengono definite "millefiori" o "poliflorali" (il miele è cioè originato dal nettare che le api raccolgono da varie specie di piante), ma il consumatore sembra apprezzare particolarmente i tipi di miele "monoflora", cioè caratterizzati in ampia parte da un solo tipo di nettare raccolto: è il caso, per esempio, del miele d'acacia o di castagno. Il miele mantiene in sé, dicono gli esperti, il sapore ed il profumo, oltre alle qualità benefiche, dei fiori su cui le api si sono posate nel loro assiduo peregrinare a caccia di nettare. L'intenditore i vari tipi di miele li sa riconoscere osservando il colore, il sapore, la consistenza ed altri elementi. Così il miele di castagno lo si dovrebbe per esempio riconoscere per il colore molto scuro, la ricchezza di polline, il sapore leggermente amarognolo. Lo si usa, questo miele di castagno, come stimolante per la circolazione del sangue o come astringente per la ricchezza di tannino. Lo adopera anche chi soffre d'asma o chi ha problemi d'anemia. Il miele d'acacia è trasparente, liquido, profumato, dolcissimo. Lo si dà ai bambini. E’ il classico miele per curare il mal di gola o i primi raffreddori di stagione. E’ uno dei tipi più diffusi. Anche per la prima colazione, sulle fette di pane caldo. Il miele millefiori scuro è classico delle zone collinari e boscose. E’ ricco di sostanze minerali. Il millefiori di pianura è invece di colore più chiaro e viene dai fiori di prato. Il miele d'eucalipto è di color nocciola. Denso, aromatico, cura i problemi alle vie respiratorie. Il miele di biancospino, color ambra, è un calmante, quello d'erba medica, giallo vivo, è energetico e lassativo, mentre il miele di rovo, rossiccio, è rinfrescante. Delle varietà di miele e delle loro molteplici qualità si potrebbe parlare a lungo. Certo non è facile per il normale consumatore districarsi nell'ampia produzione: in Italia si contano trenta tipi diversi di miele, ed è un record. Meglio allora affidarsi ai consigli dell'apicoltore ed alle indicazioni dell'etichetta, che informa sull'origine botanica, descrive l'area di provenienza e la nazionalità.

In Italia l'apicoltura è ben radicata: si stimano in novantacinquemila gli apicoltori attivi a tempo pieno o part time (ed è questa la stragrande maggioranza)

 

                

 

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