Pesce del Garda, dall'
ultimo Alborello al novile Carpion
Livio Parisi
Pesce di
lago ed olio extravergine di oliva: un connubbio indissolubile... L'olio é
un elemento essenziale in cucina, il principe dei condimenti. Dice Giorgio
Gioco: "prova a sposarlo con un piatto povero, affonda le mani nel lago,
pesca sardene, alborelle, cavedani, anguille, metti il pesce su un materasso
di braci con ramoscelli odorosi e sentirai il connubio, sentirai le armonie
del Garda e del Baldo…".

Comunita' Montana del Baldo
Olio e pesce, oro e argento di
casa nostra, un tempo segno di miseria e di indigenza, fino a poco tempo fa
volutamente trascurati perché memoria triste di un passato da dimenticare,
oggi riscoperti nel segno di un autentico ritorno alle origini. Grazie anche
all'opera del Circolo culturale "El Cosset" e alla nascita della Lega
ristoranti del pesce di lago in quel di Brenzone, la sponda orientale del
Garda vive un rinnovato amore per la sua cultura atavica. E la figura del
pescatore rifiorisce tenacemente, sulle ceneri dei Bellotti e del Tobia,
nella caparbia volontà del giovane Pechino di Porto e del Beni e del Pifferi
di Pai e del Nigio e del Mariét di Malcesine, senza contare un buon numero
di professionisti delle reti intorno alla Cooperativa di Garda. E’ un
mestiere duro, perché uguale in tutto e per tutto a quello di una volta: più
che un mestiere è un rito che si perpetua sempre uguale nel tempo... e le
innovazioni (barche a motore, reti di nylon, ecc.) poco tolgono alla maschia
fisionomia dell'attività del pescatore. Buon segno che qualcuno di giovane
faccia della pesca la sua attività principale e buon segno anche che durante
l'estate moltissimi (ma questo è un esercizio puramente dilettantistico)
passino ore ed ore in lungo e in largo per il lago con "barchet" e
tirlindana, lunga traina alla ricerca dei pregiatissimo carpione. Anche se
il lago non è più generoso come un tempo, quando "dall'alba del detto dì (11
agosto 1768) fin quasi al tramonto trentasei barche - con cento e più
pescatori... - nell'alto lago, fra Campione, Cassone, Madonna di Tignale e
Brenzone, fecero una presa di carpioni talmente smisurata, che diede un
totale di 2916" (D.G. Borsatti, "Malcesine", Verona 1929). Ma la rarità è
spesso sinonimo di pregio, anche se il carpione pregiato lo è stato sempre.
Come allora, anche oggi è il re della tavola. Lessato, un filo d'olio
extravergine di oliva, diventa un piatto nobile e delicato; messo ai ferri e
di tanto in tanto passato con olio di oliva, è altrettanto delizioso.
Sull'eccellenza delle sue carni hanno scritto poeti e narratori; la sua
pesca era diletto di principi e re e Venezia (si diceva allora che si
cibasse di arene d'oro) lo serviva come piatto principe nei banchetti
d'onore. Allo stesso modo possono essere cucinati il lavarello e la trota
lacustre, compagna in pregio del carpione. Ma tanti sono i pesci meno
blasonati, umili abitatori delle nostre acque, che occupano a tavola un
posto di tutto rilievo. Che dire delle piccole, agili, gentili alborelle o
delle vivaci ed eleganti sardene o del diffidente e sornione cavedano? Le
alborelle (agole nell'alto lago, aole nel medio) vengono catturate con tela
e bertovello nelle calde notti di giugno, quando si radunano ai convegni
amorosi a ridosso delle spiagge. E queste sono le migliori per la
conservazione in salamoia, in quanto si sono pulite, "fregando", di tutte le
uova, che i maschi "a dieci, a cento fecondano emettendo lo sperma con getto
rumoroso" (F. Malfer, "Il Benaco", Verona 1927). Le "agole" prese con le
reti non sono adatte alla conservazione. Ecco dunque le "agole salae", o
"àole salé", che, coniugate con l'olio extravergine di oliva (possono
bastare solo questi due ingredienti), danno vita a quel piatto meraviglioso,
tipico di Brenzone, riscoperto da un originale concorso gastronomico
inventato dal Cosset, che sono i 'bigoi co le agole". Oltre che come
pregevole primo piatto, le "agole" possono arricchire la tavola come
antipasto (sisàm) o come secondo (piatto). Cipolle (venivano acquistate a
Gargnano nella tradizionale fiera di S. Giacomo) ed "agole" (questa volta
essiccate) messe insieme a freddo e fatte cuocere a fuoco lento per qualche
ora, con aggiunta poi di un po' d'aceto e di un pizzico di zucchero: questo
il "sisàm", piatto antico, carico di sapori forti di lago. Cibo che si
conserva a lungo, da consumare tiepido o freddo con polenta abbrustolita,
companatico quotidiano dei nostri padri. Le "agole", dunque. In salamoia
(sugo per spaghetti o ottima salsa per pesce lessato), secche (sisàm). E
appena pescate? Naturalmente e soltanto fritte. Devono essere freschissime,
ben lavate ed asciugate ed immerse nell'olio bollente: pochi istanti ed ecco
il profumo croccante di questi pesciolini, soddisfazione del palato in ogni
momento della giornata. Insieme all'alborella, anche la "sardena" ha
costituito per secoli la principale fonte di reddito e di alimento per i
pescatori del Garda; le sue carni sono molto saporite. Ai ferri o fritte
appena pescate (è un pesce delicatissimo e va consumato immediatamente), o
sott'olio in filetti, secondo una antica ricetta dei pescatori locali. Non è
da trascurare il cavedano, interessante più per i pescasportivi per la
proverbiale astuzia e combattività. Ma le sue carni, bianche e saporitissime
(le numerose spine possono essere eliminate con la filettatura o con la
cottura in olio bollente) danno vita a piatti veramente eccellenti, oggi
proposti anche dai ristoranti locali: fritto a trancetti, coi 'bisi"
(vecchia ricetta del luogo) o in vari modi filettato. Scarsa è purtroppo la
pesca del persico reale e ancor di più quella del luccio, che era a torto,
ma proprio a torto, assai disdegnato dalla tradizione culinaria: "carne de
lusso, carne de musso". Bianchissima e tenera, ingombra di spine è la carne
della tinca: eccellente il risotto, maestri del quale sono i pescatori di
Garda. Tutti i pesci, siano essi patrizi o plebei, possono in cucina
armonizzare tra loro sapori e caratteristiche spesso molto diverse: legano
bene nel fritto misto di lago agole, sardene, filetti di cavedano, uova e
"latte" di sardene; e nella zuppa di pesce di lago tutti indistintamente. Il
nostro pesce, dunque, nelle varie specie qui accennate, può costituire una
vera e propria cucina del pesce di lago, completa e ricca, assortita e di
vari sapori, una cucina non inventata, ma riscoperta dalla tradizione e
riproposta al gusto moderno. Ciascun pesce, sia esso nobile ed aristocratico
abitatore dei fondi lacustri o umile e quotidiano frequentatore delle rive,
quando arriva sulla tavola, diventa allo stesso modo, prima ancora che
alimento e cibo, testimonianza straordinaria di una cultura viva, tutta da
scoprire. Acquisti di pesce del Garda possono essere effettuati direttamente
presso i pescatori professionisti nelle varie località rivierasche, oppure
rivolgendosi alla Cooperativa fra pescatori di Garda (tel. 045/7255032). Per
iniziativa del Circolo culturale "El Cosset" è nata a Brenzone la "Lega dei
rístoranti di pesce di Lago". Presso il castello scaligero di Torri del
Benaco è stato allestito il primo museo italiano della pesca professionale
in acque interne. Per conoscere l'ittiofauna gardesana è fondamentale la
lettura de "Il Benaco" di Floreste Malfer (1927). Importanti i testi di Enzo
Oppi raccolti nel volume "Ricerche sui pesci del Lago di Garda" (1989). Da
consultare "Pesci pesca e cucina del lago di Garda" (1986) con parte
scientifica a cura di Francesco Bianchini, Guido Guidotti ed Enzo Oppi e
sezione gastronomica (con ampio ricettario) a cura di Livio Parisi ed Angelo
Peretti. Bigoi co le agole Se si dovesse eleggere il piatto in assoluto più
caratteristico dell'alta riviera veronese del lago di Garda la scelta
sarebbe obbligata: gli spaghetti fatti in casa conditi con la salsa
d'alborelle in salamoia (dette "agole salae" oppure "aole salè").
INGREDIENTI: 4 hg di spaghetti; 3 hg di alborelle in salamoia; olio
extravergine di oliva. Fate soffriggere in una padella con abbondante olio
extravergine di oliva le alborelle in salamoia tagliate a pezzetti. A parte
cuocete gli spaghetti. Scolate la pasta e conditela con il sugo d'alborella,
aggiungendo olio extravergine crudo a piacere. Per chi preferisce è
possibile aromatizzare l'olio di cottura con un rametto di rosmarino, un
paio di foglie d'alloro ed uno spicchio d'aglio. Ottimo un Bardolino
chiaretto fresco in tavola. Risotto co la tenca Il risotto con la tinca
contende in alcuni tratti di riviera gardesana il primato di primo piatto
agli spaghetti al sugo d'alborella. INGREDIENTI: 1 tinca di circa 1 kg; 4 hg
di riso; cipolla; prezzemolo; 4 hg di biete o coste; vino bianco secco; olio
extravergine d'oliva; burro; formaggio grana; pepe e sale. In un pentolone
preparate un soffritto con un bicchiere d'olio d'oliva, un ciuffo di
prezzemolo tritato e le biete tagliate grossolanamente. Aggiungete la tinca
pulita e lasciate rosolare salando e pepando. Versate quindi acqua calda in
abbondanza (circa tre litri) e fate bollire per una ventina di minuti.
Spegnete il fuoco e togliete il pesce dal brodo di cottura che conserverete
a parte. Spolpate e riducete a pezzetti la tinca. In una teglia fate tostare
il riso in un soffritto di cipolla ed olio d'oliva. Aggiungete un bicchiere
di vino bianco. Continuate a cuocere a fuoco lento versando man mano il
brodo di cottura della tinca. A tre quarti di cottura aggiungete anche la
tinca a pezzetti. Al termine incorporate una noce o due di burro ed il
formaggio grattugiato. Servire "all'onda" il riso fumante. Vini bianchi
d.o.c. della Valdadige in tavola.