sulle colline ai piedi del monte Baldo s'è davvero incominciato molti secoli fa. Del resto è risaputo che il territorio veronese in genere s'è sempre mostrato incline alla viticoltura. Ed anche il vescovo caro ai veronesi, quel San Zeno sorridente che benedice persino dal collo delle bottiglie, riprodotto nei marchietti di tutela del Bardolino, ebbe ad occuparsi di vigne e vignaioli. Tant'è che forse furono proprio i suoi monaci ad introdurre sul lago di Garda una produzione sistematica di quel "prezioso liquore" che piaceva anche al "vescovo moro". Antichi documenti attestano infatti la produzione vitivinicola dalle parti del monastero di San Colombano, sulle colline bardolinesi, ed in una località "qui dicitur Vallis Surda", in quella zona, cioè, che ancora oggi vien chiamata Val Sorda. E certe carte del nono secolo testimonierebbero la produzione vinicola dalle parti di Marciaga. Non è comunque impresa inutile andare a rievocare possibili memorie passate di produzioni enologiche nella zona del Bardolino. Anche perché la produzione "storica" è quella che ha indotto a riconoscere il titolo di "classico" a quel Bardolino che si vinifica nel territorio, compreso interamente o anche solo in parte, dei comuni di Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano e Cavaion. Gode comunque della denominazione d'origine controllata anche il Bardolino che viene da zone limitrofe, dove la produzione s'è attestata più di recente, e cioè da Rivoli, Caprino, Torri dei Benaco, Pastrengo, Bussolengo, Castelnuovo, Sona, Peschiera, Sommacampagna, Valeggio. Le uve da cui s'ottiene il Bardolino provengono dai vitigni Corvina, Rondinella, Molinara e Negrara in percentuali dettate dal disciplinare di produzione, con un'aggiunta massima del quindici per cento d'uve d'altri vitigni (Rossignola o Rossetta, Sangiovese, Barbera e Garganega). Dice qualche esperto di sottili questioni vinicole che il corpo, la robustezza del vino deriverebbero dalla Corvina, mentre la Rondinella conferirebbe un certo sapore d'erbe. Alla Negrara il compito di dare freschezza e morbidezza. La Molinara elargirebbe fragranza. Il tutto a formare un vino fresco, brioso, beverino, capace di far compagnia su ogni mensa: vino da tutto pasto lo definiscono, giustamente, questo Bardolino che nasce fra l'azzurro del Garda ed il verde del Baldo e che è capace d'accompagnarsi a mille pietanze. Sembra trovarsi particolarmente a proprio agio in compagnia delle minestre in genere, delle carni bianche, di quelle in umido e degli arrosti. Va bevuto giovane, o comunque assai moderatamente invecchiato quando certe caratteristiche biologiche dell'uva lo consentano (gode della qualifica di Superiore quel Bardolino che si ottiene da uve aventi gradazione minima naturale di almeno dieci gradi e mezzo e che s'invecchia quanto meno d'un anno). Va servito ad una temperatura fra i quindici ed i diciotto gradi, magari in bicchieri di vetro o di cristallo con la bocca che tende a chiudersi. Il colore è rosso rubino, qualche volta col bel colorito della ciliegia matura. Il sapore è asciutto, armonico, sapido. Talvolta è leggermente frizzante. C'è anche un Bardolino Chiaretto dal colore "rosato" che viene dalla lavorazione "in rosa" delle uve, macerando cioè solo in parte la buccia. E. buon compagno, al di là dei pregiudizi che indicano esclusivamente i vini bianchi, anche del pesce della riviera: un carpione, un lavarello od una trota col Bardolino Chiaretto ci vanno a nozze. Lo si può servire abbastanza fresco, attorno ai dodici gradi di temperatura. E poi c'è il Bardolino Novello, l'ultimo nato. Un precursore: il primo tra i "novelli" italiani riconosciuti a denominazione d'origine controllata. Sa di frutta appena colta, ricorda la marasca, il lampone, la fragola. Un sapore fresco, vellutato, gradevolissimo. Viene immesso sul mercato giovanissimo. E. imbottigliato già un paio di mesi dopo la vendemmia, ai primi di novembre. Il metodo di lavorazione è quello della "macerazione carbonica" per consentire una rapida maturazione del vino. Per chi non lo conosce, un primo, gradevolissimo incontro può essere quello tradizionale: l'assaggiare i vini nuovi assieme alla frutta di stagione è sempre stata un'abitudine della campagna veneta. Vino nuovo e castagne sono un abbinamento tradizionalmente consolidato, un'occasione di festa coi primi giorni di freddo. Ed in area baldense trovar caldarroste deliziose ed un eccellente Novello è impresa di pochissima fatica e d'ampia soddisfazione. Anche Berto Barbarani, che è stato il più grande fra i poeti dialettali di Verona, ma anche buon frequentatore d'osteria della città scaligera e della sua provincia, descriveva il suo novembre "co le castagne, fruto sano, onesto 'rente a sto barileto de vin novo". Ottimo sulle tavole d'autunno inoltrato, il Bardolino Novello accompagna carni bianche e rosse. Non c'è da stupirsi poi se ve lo offrono, col suo bel colore rubino, persino insieme ad una frittura di pesce del Garda: ci sta bene e tiene allegria. L'allegria tipica del Bardolino cantato dai poeti, che spesso di vini se ne intendono quanto e più dei cantinieri. Vittorio Betteloni, che era eccellente poeta e per di più bardolinese, non aveva dubbi: un buon bicchier di vino Bardolino era l'ideale per far svanire "gli astii antichi" e "i bronci" e far sì che "lo scherzo e la letizia" sicuramente "in petto e sul labbro a ognun germogli". Parola di poeta. Il Consorzio di tutela del vino Bardolino d.o.c. è stato istituito nel 1969. Ha sede a Bardolino, in Piazza Giacomo Matteotti, 8 (tel. 0457210820). Una manifestazione da non perdere è la tradizionale Sagra dell'uva e del vino, che si tiene a Bardolino l'ultima settimana di settembre; per informazioni Comune di Bardolino. Tra i testi consigliati per la conoscenza del Bardolino e degli altri vini veronesi anche sotto il profilo storico vi è "Verona antica terra di vini pregiati" di Lamberto Paronetto (1977). Sùgoi E. un classico dolce del periodo della vendemmia. Una crema-marmellata della cucina popolare. INGREDIENTI: un litro di mosto d'uva del Bardolino; 2 hg di farina bianca. Fate bollire per circa mezz'ora nel mosto la farina bianca (grosso modo un cucchiaio abbondante di farina per ogni bicchiere di mosto d'uva), mescolando in maniera che non abbiano a formarsi grumi. Fate raffreddare e servite come dessert o come merenda.

C'è chi sostiene che la presenza della vite in quell'area dove oggi si produce il vino Bardolino risalirebbe alla fatidica "notte dei tempi". Del resto, argomentano i sostenitori di questa tesi, fra i resti delle palafitte ritrovate in varie località della riviera si son rinvenuti anche numerosissimi vinaccioli, che sono poi i semi dell'uva. E dunque tanti vinaccioli starebbero a dimostrare l'origine remota dell'uso del vino, o quanto meno dell'uva, fra le più antiche popolazioni benacensi. Congetture soltanto, probabilmente, questa d'arcaici bevitori palafitticoli. Certo è comunque il fatto che ad allevar vigne in riva al lago di Garda o